giovedì 7 dicembre 2017

Juno.00009.002 - Yggdrasill - 002


Mentre Yemoja riusciva infine a far produrre la bambagia del cotone alle placente arborizzate, Xiuhe le diede una magnifica notizia: su consiglio di Juno, aveva presentato la domanda di brevetto farmaceutico dell'arborizzazione delle placente dei neonati, della loro rigenerazione dalle cellule staminali del titolare, e della "cessione" delle medesime ad altro titolare.

Un brevetto farmaceutico dura dai 20 ai 25 anni (l'estensione si ha se l'Autorizzazione all'Immissione in Commercio viene concessa dopo oltre 5 anni dalla domanda) - questo significava che, anche a far pagare un prezzo ragionevole ("ragionevole" tenuto conto che queste placente arborizzate avrebbero consentito al titolare di vivere di rendita per tutta la vita, pagando solo la risibile IMU sui 16 mq di terreno agricolo su cui essa era piantata - il contante se lo sarebbe potuto procurare vendendo la seta od il cotone placentari da filare) il trattamento, Casa Dejana sarebbe diventata in quei 25 anni più ricca della Apple!

Mentre Yemoja (in quanto medico) e Rebecca (in quanto ingegnere) progettavano lo stabilimento per produrre tutto il necessario per l'arborizzazione, Edna ed Ester, le figlie siamesi di Hera, posero a Xiuhe quest'interrogativo:

"Noi abbiamo la Sindrome da Insensibilità Completa agli Androgeni, detta anche Sindrome di Morris, giusto?"

"Ve l'abbiamo spiegato da quand'eravate bambine", rispose Xiuhe, e le ragazze ripresero: "Ci avete detto che siamo anche sterili, vero?"

"Purtroppo sì", spiegò Xiuhe, "Il cromosoma Y che avete è stato sufficiente a trasformare le gonadi originarie in testicoli, ma poiché anche tali testicoli sono insensibili agli androgeni che essi stessi producono, essi non sono capaci di completare la spermatogenesi".

"Mah", osservò Edna, "Siete riuscite a fare delle complesse placente arborizzate con le cellule staminali dei bambini; non è che riuscite a crearci degli spermatozoi con le nostre?"

Xiuhe fu colta di sorpresa e rispose: "In teoria è possibile, e potremmo creare anche degli ovuli, da fecondare o fecondati - dovreste però procurarvi una donna disposta a portare avanti una gestazione per voi".

Ester disse: "Un utero artificiale, magari all'interno di una placenta arborizzata, non riuscite a crearlo?"

Xiuhe rispose: "Avete deciso di farci diventare ricche sfondate! Lo sapete quante donne vorrebbero delegare la gravidanza ad un altro essere?"

"Per non parlare della possibilità di salvare il feto se la madre si ammala od ha un grave incidente", osservarono le figlie siamesi di Hera.

mercoledì 29 novembre 2017

Juno.00009.001 - Yggdrasill - 001

[Inizio]

Le placente fotosintetiche erano una grande invenzione, ma nella versione umana si rivelarono assai fragili - per fortuna Yemoja e Xiuhe conservavano le cellule staminali di ognuna di esse nei refrigeratori della Banca dello Sperma Aspermer, e così fu loro possibile ripiantarle più volte finché, dopo cinque anni di tentativi, fu trovato il modo di farle maturare ed irrobustire fino a resistere e prosperare anche con il vento di maestrale che spesso flagella Bosa e la Planargia.

I debiti della famiglia Dejana erano stati tutti pagati, e Juno ed Hera erano riuscite a mettere a punto delle ricette con la linfa delle placente fotosintetiche, che veniva trattata in modo simile al latte di soia.

Originariamente, una placenta fotosintetica doveva nutrire solo il titolare ed i suoi parenti stretti, che dovevano succhiarne la linfa da dei "capezzoli" che la placenta produceva spontaneamente; ma Yemoja e Xiuhe ritennero indispensabile modificare la selettività delle placente.

Dopo mesi di tentativi, riuscirono a fare in modo che la placenta nutrisse ogni essere umano che si accostasse ad essa, disinfettando inoltre i capezzoli con potenti antisettici - per cui era ora possibile piantare codeste placente nei terreni abbandonati e lungo le coste, per nutrire le persone senza lavoro e senza casa, autoctone ed immigrate.

Non era lo scopo per cui erano nate queste placente, ma non si poteva aspettare che tutti avessero dei figli la cui placenta (conservata al momento del parto, oppure ricreata con le cellule staminali) fosse resa fotosintetica per far sparire la fame nel mondo - chi non aveva altro modo per sfamarsi andava comunque aiutato.

In compenso, Yemoja e Xiuhe riuscirono a stabilire un rapporto particolarmente intimo tra le placente ed i loro titolari: la placenta produceva dei tralci che cercavano spontaneamente l'ombelico del titolare, vi si connettevano, e riattivavano i vasi ombelicali, per inserire le sostanze nutritive direttamente nel suo circolo sanguigno.

Era un modo semplice e gradevole di nutrire il titolare, ma ci volevano dieci ore per saziarlo così; Rachele imparò presto a fare i compiti con il tralcio collegato al suo ombelico, ed a giocare con le amiche - anche se l'insorgere della pubertà la convinse a condividere la linfa della sua placenta anche con i ragazzi da cui si lasciava corteggiare.

La placenta resisteva al freddo (ma raramente a Bosa la temperatura scende sotto zero), ma Rachele rischiava ogni volta di ammalarsi, ed allora Rebecca si mise a progettare una nuova Casa Dejana: un intero isolato, a forma di chiostro di convento, con appartamenti e negozi da affittare per pagare i debiti per la costruzione, ed il cortile interno che era riservato alle placente fotosintetiche dei residenti - sotto il cortile c'era il parcheggio sotterraneo.

L'idea piacque, le banche la finanziarono, ma Yemoja chiese un paio di modifiche al progetto originale: far passare sotto le strade intorno all'isolato dei tubi simili a quelli di scolo, ma pieni di terra, per collegare la terra del cortile interno con quella dei campi vicini; e mettere delle fioriere al limite tra il porticato (di proprietà privata) ed il marciapiede (di proprietà pubblica) in cui far crescere altre placente fotosintetiche - a beneficio dei gatti e dei poveri.

Quest'ultimo dettaglio fu contestatissimo nel consiglio comunale, che temeva un'invasione di sfaccendati senza tetto, ma Yemoja argomentò che diverse altre città in Italia e nel mondo avevano deciso di piantare nei parchi pubblici alberi da frutto e non solo piante ornamentali, e questo aveva aiutato i poveri che c'erano già in città, senza attirarne altri.

Il progetto fu alla fine approvato - il vantaggio principale del nuovo palazzo era che con la sua forma riusciva a proteggere le placente dai venti e dalle temperature estreme, e Rebecca progettò pure delle tende che permettevano di nutrirsi per via transombelicale riparati dalla pioggia e dal vento, pur sedendo vicini alla propria placenta.

Queste tende non servirono solo per fare i compiti - la tenda permise a Rachele di esplorare l'intimità fisica con i ragazzi, senza essere vista, ma vicino a casa, e con la possibilità di chiedere aiuto se qualcosa non funzionava.

Poco ci mancò che Juno, Rebecca e Dina non decidessero di affittare il loro appartamento, per vivere tutto l'anno in tenda. Yemoja era riuscita anche a trovare il modo di cambiare il titolare di ogni placenta creata con cellule staminali (quella conservata dopo il parto non poteva essere "ceduta"), per cui anche Juno e Rebecca, Debora e Giovanna, riuscirono ad avere la loro placenta capace di nutrirle per via transombelicale.

Il naturismo si era tanto diffuso a Bosa, grazie agli sforzi ultradecennali di Juno, che fu possibile riempire il palazzo di inquilini, negozianti e professionisti anche se nel contratto di affitto era pretesa la "clothing optionality", ovvero era vietato protestare perché c'erano persone nude nelle parti aperte al pubblico del palazzo - andavano considerate un fatto della vita come il sole e la luna.

Ulteriore modifica genetica diede la possibilità alle placente di scaldare d'inverno e rinfrescare d'estate - per cui ora era davvero possibile concepire una vita da trascorrere in una tenda stesa tra le placente fotosintetiche dei membri della famiglia.

Rebecca tenne anche un congresso scientifico su questa possibilità, mostrando che, se da una parte diventava piuttosto complicato costruire palazzi a più piani (sarebbe stato necessario costruire dei giardini pensili, con una luce di almeno 16 metri tra un piano e l'altro, perché questa era l'altezza massima delle placente arborizzate), dall'altra diminuiva il consumo di suolo, perché i 16 metri quadrati a testa erano tutto quello di cui aveva bisogno una persona per vivere, senza bisogno di ulteriore terreno per l'agricoltura e l'allevamento - restava la necessità di costruire strade, linee di telecomunicazione e stabilimenti industriali, ma la vita diventava comunque assai più facile.

Il congresso non fu molto convincente - troppi interessi ruotavano intorno all'agricoltura ed all'industria alimentare - anche se il video di Rebecca che mostrava la sua presentazione sul maxischermo, mentre lei ed i partecipanti erano nudi e con un cordone ombelicale collegato a delle placente arborizzate (che rendevano superflua la pausa pranzo) divenne rapidamente virale.

Un'altra modifica genetica rese le placente arborizzate capaci di produrre energia elettrica (230 V 50 Hz), e per fortuna non fu necessario aumentare le dimensioni delle placente per produrre tutta questa energia.

L'ingegnera Rebecca si rese presto conto di un fenomeno che era stato scoperto dai botanici negli alberi convenzionali: le radici delle placente, intrecciandosi, consentivano lo scambio non solo di nutrimenti, ma anche di informazioni.

Quando Juno, Rebecca e Dina erano collegate alle loro placente attraverso il cordone ombelicale, ognuna era più consapevole dello stato emotivo dell'altra, e pian piano questa conoscenza empatica evolvé in telepatia.

Ulteriore modifica genetica rese le placente arborizzate capaci di ricetrasmettere nella gamma radio dei 700 MHz, consentendo loro di fungere da ripetitori della prossima generazione di cellulari (5G), nonché di comunicare tra di loro anche se le radici non erano a diretto contatto, e di interfacciarsi con gli umani attraverso i cellulari e le chiavette 5G per computer.

Era ormai possibile creare una nuova civiltà umana basata sulle placente arborizzate - specialmente dopo che Xiuhe riuscì a modificare il genoma dei bachi da seta in modo da consentir loro di nutrirsi della linfa di codeste placente (con il consenso del titolare), e Rebecca trovò il modo di dipanare il bozzolo senza interrompere la metamorfosi od uccidere la farfalla.

I tessili di questa seta facevano anche vestiti, i naturisti come le persone di Casa Dejana si limitavano a farne la tenda in cui vivere e biancheria per la casa (anche se la seta non è adatta per queste cose - ma Yemoja stava cercando di far produrre alle placente arborizzate anche la bambagia del cotone).

lunedì 27 novembre 2017

Juno.00008.007 - Hera - 007


Qualche giorno dopo, Yemoja si precipitò raggiante nella casa di Juno e Rebecca strillando: "Ce l'abbiamo fatta! La placenta fotosintetica non è più riservata ai neonati!"

"Che vuoi dire?", chiese Rebecca, e Yemoja rispose: "Io e mia moglie Xiuhe ci siamo chieste: 'E chi è nato senza che fosse possibile conservargli la placenta per renderla fotosintetica? Occorre trovare la possibilità di ricrearla a partire dalle cellule staminali!'"

"E ci siete riuscite?", chiese Juno, e Yemoja piegò le ginocchia battendo il pugno destro sul palmo sinistro per l'esultanza.

"C'è però un limite", aggiunse poi, "per il momento, ci riusciamo solo con gli impuberi. Non appena un bambino od una bambina iniziano la pubertà, questo non è più possibile. Speriamo di riuscirci in futuro anche con gli adulti".

Rebecca e Juno si guardarono pensando alla stessa cosa: Rachele, la figlia di Debora, stava per compiere dieci anni - e non è più raro avere bambine già puberi a quell'età.

"Yemoja", chiese Juno, "pensi di poter rigenerare la placenta di Rachele e renderla fotosintetica? In fretta, prima che diventi da bambina signorina?"

"Hmm ... ho visto ieri Debora e Giovanna accompagnare Rebecca in un negozio di lingérie", rispose Yemoja; Juno si mise le mani nei capelli, Rebecca la tranquillizzò dicendo: "Calma! La pubertà è un processo lungo. Prima di solito crescono i seni, poi i peli 'superflui', ed il mestruo arriva per ultimo - dopo due anni circa. Yemoja, quand'è che 'tardi' diventa 'troppo tardi'?"

"Dovrei visitare la bimba. Però, non mi spaventerei troppo. Ci sono le bambine impaurite dal loro seno che cresce, e bambine che non vedono l'ora di averlo. Mi sa che Rebecca cade nella seconda categoria, e se non perdiamo tempo, possiamo ancora dotarla di una placenta fotosintetica".

Tutte e tre [Juno, Rebecca, Yemoja] bussarono alla porta di Debora, e spiegarono a lei ed a Giovanna cosa intendevano fare. Debora scoppiò a ridere quando seppe come si era disperata Juno, e disse: "La visita era solo didattica - una donna deve saper scegliere la sua biancheria. Certo però che una visita a Rachele non le farebbe male. Come pensi di estrarre le sue cellule staminali?"

"Con un un prelievo di sangue", rispose Yemoja, "Per fortuna non ce ne vogliono molte".

"Pensate di farlo anche con le mie nipoti Lia e Dina?", chiese Debora, "Siete state gentili a pensare a mia figlia per prima, ma non c'è solo lei in famiglia".

"Certamente", rispose Juno, e Debora chiamò la figlia per dirle: "Tesoro, la zia Yemoja vorrebbe visitarti per vedere quanto ti manca per diventare una bella donnina. Quando può farlo?"

"Anche subito, se poi mi aiutate con il tema di italiano", rispose Rachele.

La visita mostrò una ragazzina in perfetta salute, ma con il seno già allo stadio Tanner 2 - con i capezzoli che cominciavano a sporgere; la visita al negozio di lingérie non era solo didattica - presto Rachele avrebbe avuto bisogno di un reggiseno.

Yemoja eseguì comunque il prelievo di sangue, sperando che le cellule staminali fossero meno mature del resto del corpo, e fosse ancora possibile crearne una placenta.

La scommessa fu vinta, e qualche mese dopo, mentre la mamma comprava finalmente il primo reggiseno a sua figlia, la placenta era pronta per essere resa fotosintetica.

Il successo dell'esperimento convinse a ripeterlo anche con Lia (che viveva a La Maddalena con la madre Giaele e sua moglie Dalia) e Dina, la figlia di Rebecca.

Fu possibile produrre più placente con il medesimo insieme di cellule staminali, il che significava che tali placente potevano nutrire non solo le bambine che ne erano titolari, ma anche i loro genitori e parenti stretti. Come disse Hera: "Ora le nostre figlie sono davvero il sostegno della nostra vecchiaia, a dispetto dei tagli alle pensioni".

[Fine]

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Debora osservò: "Yemoja, ho letto che nel candomblé (derivato brasiliano dell'Ilé Ifá, la tua religione), si seppelliscono placenta e cordone ombelicale di un bimbo sotto un albero di palma, per riconnetterlo agli antenati, ma che l'albero deve rimanere sconosciuto perché un mago non possa stregare il bambino".

Yemoja rispose: "È vero, ma chi ci crede può prendere delle contromisure magiche. Le placente trasformate sono molto selettive - nutrono solo il titolare ed i parenti più stretti. Quindi, occorre per forza sapere dov'è il proprio albero e qual è, se si vuole trarne nutrimento".

"Come viene eseguita la trasformazione?", chiese Hera, e Xiuhe rispose: "Il cordone ombelicale va tagliato prima che smetta di pulsare, e collegato ad una macchina che nutra la placenta attraverso le arterie e la vena ombelicali; compiuto il secondamento, ovvero, uscita anche la placenta dall'utero, si iniziano ad introdurre dei virus nella placenta che ne alterino il patrimonio genetico. Dopo due settimane, la placenta è in grado di vivere di fotosintesi ed essere piantata".

"Hmm ... consigliano di solito di aspettare che il cordone smetta di pulsare", disse Hera, "Perché la placenta nei suoi ultimi minuti restituisce sangue e ferro al bambino".

"Vero", rispose Xiuhe, "Ma sono cose che si possono fornire al bambino comunque - se invece aspettiamo che il cordone ombelicale smetta di pulsare, la placenta ce la troviamo morta ed inutilizzabile".

"Se questo è l'unico inconveniente", disse Hera, "Acconsento".

Gli ultimi mesi di gravidanza procedettero tranquilli, con Edna ed Ester che crescevano bene, ed alla 37^ settimana di gravidanza si procedette con il cesareo - Edna ed Ester non sarebbero riuscite ad uscire insieme per la vagina, e non si aveva quindi scelta.

Yemoja e Xiuhe, dopo aver avuto l'assenso di Hera, erano riuscite a compilare un protocollo di ricerca con tutti i crismi, a farlo approvare dal CNR, ed ad accordarsi con una clinica ostetrica di Sassari per eseguire il parto e la trasformazione della placenta.

L'intervento procedette bene (con anestesia epidurale), ma l'essere Edna ed Ester gemelle siamesi obbligava Hera a nutrirle insieme stando in posizione semisdraiata - e con un sostegno per evitare che premessero sull'addome ancora dolente per l'operazione.

Ma dopo due settimane fu possibile anche a lei assistere al trapianto della placenta trasformata delle due figlie nel campo nudista, accanto a quelle dei mici - secondo Yemoja e Xiuhe, la placenta era in perfette condizioni, ed entro due anni avrebbe potuto nutrire Edna ed Ester al posto della madre Hera.

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Dopo quest'episodio di "due diligence = attenta verifica", in cui il medico (od i revisori dei conti) avevano vuotato il sacco su quello che non andava bene nella gravidanza (o nel bilancio di un'azienda), tutto procedette bene: i successivi controlli evidenziarono buona salute di madre e figlie, ed Hera riuscì a stabilire una buona amicizia con Rebecca, che le consentì di intrattenersi di tanto in tanto con Juno.

Anche Rebecca avrebbe voluto approfittarne (ed anche Yemoja e Xiuhe non videro in Hera solo una paziente), ma Hera non voleva avere a che fare con genitali femminili diversi dai propri, per cui il rapporto con le donne diverse da Juno fu molto amichevole e cameratesco, ma niente di più.

Un giorno però Yemoja e Xiuhe convocarono un consiglio di famiglia (anche Giaele, che si era definitivamente stabilita a La Maddalena, fu invitata) per presentare un loro progetto scientifico, detto in codice "Yggdrasill".

"Yggdrasill è il frassino cosmico invisibile che unisce i nove mondi dell'universo secondo la mitologia norrena", disse Debora, e Yemoja aggiunse: "Una funzione simile ha l'albero di palma nella mitologia Yoruba. Ma abbiamo imparato che i nomi nordici hanno più successo di quelli africani".

"Tamar", osservò Juno, "che in ebraico vuol dire 'palma', sarebbe stato un bel nome", ma Yemoja la fulminò con lo sguardo, prima di riprendere a parlare.

"Se l'albero ha le radici", disse Yemoja, "il feto che ha?"

"La placenta", rispose Hera, "che volete farne?"

"Dotarla di proprietà fotosintetiche in modo che diventi un vero albero capace di nutrire per la vita il suo titolare".

Tutte aprirono la bocca per lo stupore; Hera chiese: "Non è che il titolare fa la fine del dio Odino, che per acquisire la dote della divinazione si appese, trafitto con una lancia, per nove giorni alle fronde di Yggdrasill?"

"Non è previsto", rispose Xiuhe, "ma se accadesse ne saremmo contente".

Più seriamente rispose Yemoja: "L'albero diverrebbe la fonte di sostentamento principale del suo titolare, che dovrebbe solo succhiarne la linfa attraverso una specie di capezzolo".

"E con i gemelli monovulari o siamesi come le mie figlie, che hanno una placenta sola, che si fa?", chiese Hera, e Yemoja rispose: "Siamo convinte di riuscire a far sviluppare due o più capezzoli in casi come questo. Ma noi trasformiamo solo le placente, non i neonati. Se la trasformazione fallisce, mangiano esattamente come tutti gli altri".

"Avete fatto già esperimenti sugli animali?", chiese Juno, "non sembra un esperimento crudele, visto che la placenta verrebbe comunque ingerita o distrutta dopo il parto".

"Con i gatti funziona benissimo", rispose Xiuhe, ed Hera commentò: "Mi state dicendo che quei 'bonsai' che avete piantato lungo il confine tra il campo nudista e la strada sono placente di gatto trasformate? E per questo il campo nudista/ristorante ha più mici di un centro di pet therapy?"

"Brava", disse Yemoja, e Xiuhe aggiunse: "Finora l'esperimento riesce solo con le placente di micia - sembra ci sia un fattore inibitore codificato nel cromosoma Y. Crediamo di averlo individuato e neutralizzato, e la placenta delle tue figlie, che come loro ha cariotipo 46,XY, sarebbe l'occasione per provare anche questo particolare, non solo se anche le placente umane possono essere trasformate".

"Scusate, scusate, scusate", disse Juno, "Non sarebbe più comodo provare la trasformazione di una placenta umana partendo da un caso più semplice, anziché dal complicato caso di Edna ed Ester?"

"Prova a chiedere delle puerpere se possiamo avere le loro placente per questo scopo, e dimmi quante accettano", rispose Yemoja, e Xiuhe aggiunse: "Per non parlare dei casini che ci pianterebbero i comitati etici di ogni ordine e grado".

"La famosa Dichiarazione di Helsinki del 1964 sulle ricerche mediche sugli esseri umani", commentò Juno, "impone questo".

"Vuoi che redigiamo un protocollo di ricerca ai sensi di quella dichiarazione?", chiese Yemoja, "Ve lo portiamo domattina".

Hera intervenne: "Juno, sono io la diretta interessata", e Juno fece un gesto con la mano per dire: "Scusate l'intromissione".

Hera riprese: "L'idea mi piace, però vorrei vedere appunto il protocollo di ricerca, e guardare da vicino i famosi 'bonsai', per capire che cosa possono aspettarsi le mie figlie".

"Ma anche subito!", rispose Yemoja, ed invitò tutte a salire in macchina ed a recarsi al campo nudista.

Lì videro appunto i 'bonsai' ed i gatti che ne succhiavano la linfa, e poi si sdraiavano beati sulle loro radici.

"Questi 'bonsai' possono riprodursi?", chiese Juno e Yemoja scosse la testa dicendo poi: "Non hanno organi riproduttivi. Stiamo verificando la possibilità di 'rigenerazione', ovvero se staccandone un ramo, trattandolo in laboratorio e poi piantandolo nasce un altro 'bonsai'. Sarebbe opportuno per garantire il perenne sostentamento al titolare".

"E magari la placenta delle mie figlie vi darebbe la possibilità di provare anche questo", osservò Hera, mentre Rebecca misurava la superficie occupata dalle placente trasformate in radici, fece il rapporto tra superficie e peso corporeo dei mici, ed alla fine concluse: "Un micio di cinque chili ha bisogno di un 'bonsai' alto 50 cm, e con radici e corona che occupano un metro quadro di superficie. Se lo stesso rapporto vale per gli umani, il classico adulto di 80 kg ha bisogno di 16 metri quadri di superficie, cioè di un quadrato di 4 metri di lato - quanto sarà alto il suo 'albero' non lo posso sapere. Una 'piantagione' da un ettaro potrebbe mantenere 625 persone (diecimila metri quadri diviso 16); cento ettari fanno un kilometro quadro, e quindi una 'foresta' potrebbe mantenere 62.500 persone per kilometro quadro".

"La Sardegna ha 24.090 Kmq", osservò Juno, che aggiunse, dopo aver fatto i calcoli col telefonino: "Se fossero tutti trasformabili in 'foresta', l'isola potrebbe mantenere 1 miliardo 525 milioni 625 mila persone".

"Addio fame nel mondo", disse Debora, "Chiudiamo il ristorante e concentriamoci sulla gioielleria di famiglia".

Juno.00008.004 - Hera - 004


Yemoja riaccompagnò Juno a casa, e convinse Rebecca a riprendersela, anche se si sentì in dovere di avvertirla che c'era la possibilità che Juno avesse messo incinta la sorella.

Rebecca disse: "Ho accettato che Juno avesse quattro figlie oltre a quella che ha generato con me, amerò la sesta come tutte le altre".

Alcune settimane dopo Hera saltò il ciclo, ed il test di gravidanza fu positivo. Fu Rebecca a proporre una festa al ristorante, ma Xiuhe avvertì che la verdura cruda può essere contaminata dal Toxoplasma Gondii - per cui, prima della festa, pretese l'esame degli anticorpi contro il Toxoplasma.

Hera fece notare che era una ben nota gattara in Continente, quindi era improbabile che non avesse mai contratto l'infezione, ma si sottopose all'esame - che risultò positivo: il feto era ben difeso contro il parassita.

Hera continuò a lavorare al ristorante, anche se la gravidanza la spossava un po', e le calze autoreggenti contenitive divennero praticamente obbligatorie - ma quando i clienti scoprivano perché le portava, l'iniziale mugugno diventava augurio per la neo-mamma.

La prima ecografia, alla 13^ settimana, diede una bella ed una brutta notizia: la bella notizia era che Hera non era incinta di un solo bimbo, ma di ben due bimbe; la brutta era che si trattava di gemelle siamesi "parapaghe ditoraciche".

Ovvero, come spiegarono Yemoja e Xiuhe mostrando le immagini ecografiche, le due gemelle avevano due gambe, una vulva, un sederino, un bacino, un ombelico, ma due spine dorsali, due toraci, quattro braccia, due teste.

Hera propose per le gemelle i nomi Hnoss e Gersemi, che nella mitologia norrena sono le dee della voluttà e della bellezza, le due figlie gemelle di Freyja, dea dell'amore; ma le fu fatto notare che erano nomi impronunciabili e potevano diventare ridicoli - si scelsero perciò due nomi biblici dal significato simile, Edna ed Ester. Il primo significa "piacere" in ebraico, il secondo "stella" in persiano.

Per il resto, le ecografie non rivelavano nulla di preoccupante, e mostravano gemelle in buona salute - l'unico problema era che farle passare tutte e due insieme per la vagina era impensabile, e quindi occorreva programmare un cesareo.

"Ne soffrirà la montata lattea?", chiese Hera, e sorridendo Yemoja rispose: "No. In ogni caso tutte le donne della famiglia, compresa Juno, continuano a produrre latte, quindi le tue figlie rischiano l'obesità, non la denutrizione!"

L'ecografia e l'età avanzata della gestante consigliarono una villocentesi, esame che richiede grande perizia, ma che Yemoja e Xiuhe sapevano fare, e che diede un risultato inaspettato: il cariotipo delle gemelle era 46,XY!

Sulle prime le ginecologhe pensarono di aver sbagliato ad interpretare l'ecografia, vedendo genitali femminili quando invece erano maschili, ma la ripetizione dell'esame non lasciò dubbi, e si rese necessario il sequenziamento genetico, che diede la notizia buona e quella cattiva.

La notizia buona era che il cromosoma Y delle gemelle era identico a quello di Juno, quella cattiva che effettivamente il gene per il recettore degli androgeni era stato disabilitato da una mutazione - le gemelle avevano un cariotipo maschile ma stavano sviluppando un corpo femminile perché completamente insensibili agli androgeni.

Hera ammutolì quando le fu spiegato questo, anche se Yemoja si era affrettata ad aggiungere che l'unico problema serio che avrebbero avuto le sue gemelle sarebbe stato la sterilità: le loro ghiandole genitali sarebbero state dei testicoli, incapaci però di produrre spermatozoi maturi; e sarebbero nate prive di utero.

"È ereditaria questa cosa?", chiese Rebecca, e Yemoja rispose: "Sì. Il gene mutato si trova nel cromosoma X, e si trasmette pertanto in linea materna. Sembra che Juno abbia ereditato dalla madre un cromosoma X sano, Hera uno sano ed uno mutato, ma alle figlie abbia passato quello mutato. Mi stavo chiedendo se nella famiglia di Juno ed Hera ci siano mai state donne sterili senza spiegazione apparente".

Juno ci pensò un attimo e rispose: "Mia madre era ovviamente XX, le mie zie pure, visto che tutte hanno figliato; tra le prozie, una sorella di mia nonna si trovò il matrimonio annullato per incapacità di compiere l'atto sessuale".

"Tombola!", disse Xiuhe, e Rebecca chiese: "Spiegati meglio!"

"Questa prozia è morta, quindi non si può indagare su di lei", rispose Juno, "l'ho incontrata poche volte, e quell'annullamento l'aveva devastata. Nessuno mi raccontò quello che era accaduto, ma quando feci un'indagine genealogica trovai l'annotazione nel registro dei matrimoni - e pure in quello dei battesimi".

Xiuhe si incaricò di spiegare l'accaduto: "Le donne con totale insensibilità agli androgeni hanno la vagina stretta e corta. Niente di irrimediabile - ma probabilmente il medico che notò la vagina così conciata notò anche la mancanza dell'utero, e deve aver consigliato di non tentare di allargare la vagina, ma di approfittare della situazione per chiedere l'annullamento per impossibilità del coito".

"Già", commentò Juno, "perché la sterilità non rende di per sé nullo il matrimonio cattolico, ma l'impossibilità del coito invece sì".

Hera si lasciò sfuggire due lacrime dicendo: "Speravo di diventare nonna, questo sarà impossibile", al che Juno disse: "Sei già zia di cinque nipotine. Non ti annoierai".

domenica 26 novembre 2017

Juno.00008.003 - Hera - 003


Quando Juno tornò a casa, Rebecca le chiese: "Tutto a posto con il furgone?"

"Ehm ... sì", rispose Juno, tradendo un imbarazzo che Rebecca notò, e la indusse ad indagare: "Tua sorella ci ha provato di nuovo?"

"Ci è anche riuscita, questa volta", rispose Juno.

Rebecca si accasciò su una sedia, appoggiò le braccia al tavolo di cucina, si coprì gli occhi con le mani, e pianse.

"Guarda che non ho mica intenzione di lasciarti per mia sorella!", provò a dire Juno, ma Rebecca non smise di piangere, e le disse: "Lasciami sola. Va' a farti una passeggiata, fa' qualcosa, ma oggi non farti vedere da me".

"Porto a spasso Dina?", chiese Juno, e Rebecca rispose: "Deve fare i compiti. Lasciala stare".

Juno si rivestì (per tutta la famiglia era un'abitudine ormai vestirsi e svestirsi entrando ed uscendo di casa - esattamente come i tessili si mettono e tolgono il cappotto), fece un giretto per Bosa, e poi decise di andare a chiedere conforto a Yemoja, che stava lavorando nella Banca dello Sperma Aspermer.

Yemoja ricevette Juno e le disse: "Immagino tu non sia qui per un versamento, vero?"

"No. Ho paura di aver messo a dura prova il mio matrimonio".

"In che modo? Sembrate una coppia ben corazzata, tu e Rebecca", rispose Yemoja.

"Andando a letto con mia sorella Hera".

"Sapevamo tutte che sarebbe successo, prima o poi. Tua moglie lo sa? Come l'ha presa?", chiese Yemoja.

"L'ho informata io, si è messa a piangere e mi ha detto di uscire perché oggi non mi voleva vedere".

"Forse ha paura di non poter reggere il confronto con Hera. Tu e lei avete un forte livello di intimità", osservò Yemoja.

"Sia io che mia moglie siamo poli. Non ci lasciamo per una cosa così".

"Juno, tu hai vissuto per molti anni da maschio, e non ti rendi conto appieno di come le donne abbiano paura di essere lasciate se il loro partner va a letto con un'altra persona", disse Yemoja, "Ci vorrà del tempo a Rebecca per valutare freddamente i rischi che corre e la solidità della vostra famiglia".

"Anche tu hai paura che io lasci Rebecca?"

"Razionalmente, no", rispose Yemoja, "Ma chi dice che tu ti comporti sempre razionalmente?"

"Ho capito", disse Juno, "Hai un consiglio per evitare che io debba dormire fuori casa e la situazione peggiori?"

"Proverò a parlare con Rebecca", disse Yemoja, "Anche se non sono la persona più adatta perché anch'io sono andata a letto con te".

"Era un caso diverso: abbiamo fatto una cosa a tre prima, insieme con Rebecca, e poi a quattro insieme con tua moglie. Invece Hera non vuole avere eroticamente niente a che fare con le donne cis, quindi una soluzione simile non è praticabile".

"Infatti", rispose Yemoja, "Però devo ora farti una domanda: quando lo avete fatto, tu ed Hera?"

"Oggi pomeriggio".

"Ahi! Ahi! Ahi!", disse preoccupata Yemoja, e Juno chiese: "Che male ho fatto?"

"Ti rivelo una cosa coperta da segreto professionale", rispose Yemoja, "Hera sta continuando ad avere cicli regolari ed ovulatori".

"A sessant'anni?!?"

"È considerato raro, ma ancora normale", rispose Yemoja, "specialmente tra le donne corpulente, visto che il grasso corporeo secerne estrogeni".

"Ed Hera ha delle belle curve", osservò Juno, ma Yemoja incalzò: "Secondo la mia cartella clinica, tua sorella oggi era feconda. Chi ha cominciato?"

"A far cosa?"

"Chi ha portato l'altra a letto?", chiese un po' infastidita Yemoja, e Juno rispose: "Lei si è presentata davanti a me con la biancheria intima sotto l'accappatoio, e mi ha chiesto di togliergliela!"

Yemoja rise, e disse: "Ecco, le persone si comportano così solo quando sono feconde. Tu sei feconda tutti i giorni, e lo faresti sempre - mentre persone come tua sorella lo fanno solo pochi giorni al mese".

"Dici che l'ho messa incinta?"

"È abbastanza probabile. E Rebecca ha reagito male un po' perché in questa fase del ciclo lei è più fragile, un po' forse perché si è istintivamente resa conto della situazione".

"Hmmm ... mi viene il sospetto che il suo olfatto le avesse permesso di capire quello che tu hai scoperto visitando Hera. Forse per questo Rebecca voleva che Hera vivesse vicino a noi - perché così lei poteva tenerla d'occhio e capire in che giorni era meglio tenerci separati".

"Rebecca è un'ingegnera, ma quando si tratta di sessualità e riproduzione è molto istintiva", osservò Yemoja, "Dubito che abbia ragionato come pensi, ma il suo comportamento poteva comunque avere questo scopo. Una gatta non ha bisogno di pensare a come attirare un gatto per mettere i suoi genitali in mostra".

"Certo. Ed immagino che il rischio di malformazioni nei figli di fratello e sorella sia piuttosto alto".

"Sì. Ed Hera non mi sembra disposta ad abortire in questo caso", osservò sconsolata Yemoja.

"Infatti. Non ha mai voluto concedere certificazioni per interruzione di gravidanza - ed a sessant'anni non può perdere l'occasione di diventare mamma".

"Già. Dovete prepararvi ad una nuova nascita", concluse Yemoja.