mercoledì 27 dicembre 2017

Juno.00009.004 - Yggdrasill - 004


Qualche giorno dopo, Yemoja si trovò nello studio un signore di nome Victor Basenji.

"In che posso esserle utile?", gli chiese, stupita che un uomo si rivolgesse ad una ginecologa, e Victor rispose: "Può eseguirmi subito una visita ginecologica?"

Yemoja si stupì della richiesta, ma diede una rapida occhiata al petto, ai fianchi, al cavallo dei pantaloni, ed al mento, e si disse: "Potrebbe essere un trans FtM. In ogni caso, trema come una foglia, odora di sangue ... mestruale, e devo aiutarlo".

La visita confermò il sospetto, Yemoja eseguì un'ecografia pelvica e disse: "Signor Basenji, lei ha mai ricevuto una terapia ormonale sostitutiva?"

"No", rispose Victor, "Dopo che mi hanno asportato ambo le mammelle per un cancro ho cominciato a vivere da uomo e questo è bastato per autorizzare il giudice a farmi transizionare".

"Ecco", disse Yemoja, "l'ecografia fa pensare che lei abbia una seria forma di endometriosi, e questo spiega anche i suoi sintomi. Io le prescriverei dei contraccettivi orali, per bloccare il ciclo mestruale per alcuni mesi - ma temo che la sua forma sia tanto grave da richiedere infine l'isterectomia ed il 'curettage' della cavità addominale".

"Uhi!"

"Lo so", disse Yemoja, "Mi spiace darle questa notizia. Ammetto che passerei direttamente al bisturi".

"Non si possono prendere per qualche mese i contraccettivi e poi prendere appuntamento con il chirurgo?"

"Signor Basenji, mi pare che la sua situazione sia abbastanza seria".

"Ma ho una campagna elettorale da condurre!", rispose Victor.

"Campagna elettorale?", chiese stupita Yemoja, e Victor rispose: "Sono il candidato sindaco della Lista Azzurra per la città di Bosa! Non lo sapeva?"

"Ammetto di no, anche perché penso che voterò per la Lista Rossa", rispose Yemoja.

"Beh, spero che non voglia farmi perdere con mezzi sleali!", rispose scherzando Victor.

Yemoja sorrise e disse: "Calma, come medico è mio dovere aiutarla, come cittadina è mio dovere fare in modo che la competizione elettorale si svolga lealmente. Dopo l'operazione lei sarà certo in grado di fare il sindaco, se vince; prima lei dovrà stare molto attento, anche se gli ormoni le daranno un po' di respiro".

"Le elezioni sono fra tre mesi - quattro mesi di tregua me li può concedere?"

"Ci possiamo provare", disse Yemoja, "Ma le consiglierei di prepararsi all'eventualità di andare in ospedale prima del previsto. Un vice capace ce l'ha?"

"Per chi mi ha preso?", rispose Victor, "Certo, abbiamo in lista tutte persone di vaglia, non c'è pericolo che l'amministrazione rimanga paralizzata se mi devo assentare per malattia!"

"Allora, lei ha mai preso la pillola contraccettiva?", chiese Yemoja, e Victor rispose: "No".

"Ha mai avuto allergie od intolleranze a farmaci?"

"No", rispose Victor, Yemoja compilò la ricetta per la pillola, e l'impegnativa per ulteriori esami, e disse a Victor: "L'ecografia gliel'ho fatta io perché avevo l'apparecchio e so interpretare le sue immagini; la risonanza magnetica se la deve purtroppo far fare ad Oristano, od in altre località sarde. Questa pillola di solito è efficace nei casi di endometriosi, ma ci vediamo fra un mese per vedere se sta funzionando od occorre cambiarla".

"Grazie. Quanto le devo?"

"Le presenterà il conto la segretaria. Buona giornata, e vinca il migliore!"

La sera, Yemoja confidò alla moglie Xiuhe, ginecologa anche lei, che cosa era successo, e Xiuhe disse: "Non sapevo che Victor Basenji fosse trans. Sapevo che era uno dei tanti cittadini britannici che era riuscito a comprare una bella casa a Bosa nei primi anni del millennio, e si vede che ha ottenuto la cittadinanza italiana ed ha deciso di entrare in politica".

"Che ne pensi?", chiese Yemoja, e Xiuhe disse: "Avrei preferito un trans che facesse il militante per un partito di sinistra, anziché uno 'stealth' che si candida per una lista conservatrice. Però vedo che la Lista Azzurra si astiene dalla retorica xenofoba ed omofoba di molte liste conservatrici".

"Pensi che lo sappiano che Victor è trans?", chiese Yemoja, e Xiuhe rispose: "Da quello che sono riuscita a sapere, lui si chiamava già 'Victor' ed era anagraficamente maschio quando si è stabilito a Bosa nel 2002; ha vissuto per anni come traduttore ed insegnante di inglese, anche se il suo accento africano lo svantaggia alquanto, e Giovanna gli ha qualche volta chiesto di fare da interprete quando ha avuto a che fare con persone di origine nigeriana che parlavano un italiano improbabile ed un inglese appena migliore".

"Potremmo considerarlo la versione nera di David Cameron", osservò Yemoja, "familista, ma abbastanza accorto da non avere una sola definizione di famiglia, e contrario alle forme più evidenti di razzismo".

"Magari diventa davvero sindaco della città", disse Xiuhe, "visto che ha un nome beneaugurante".

"Victor = vincitore?"

"No", rispose Xiuhe, "Forse non sai che gli ultimi sindaci della città di Bosa avevano per cognome il nome di una razza di cani. Erano brave persone, anche se non sempre ne condividevo il programma, e se Victor diventa sindaco, perpetua la tradizione, perché 'Basenji' è il nome di una razza di cani africana!"

Yemoja rise, e Xiuhe aggiunse: "Tra l'altro, Victor è sposato con una donna di nome Mary, anche lei di origine nigeriana ma anche cittadina britannica ed italiana".

"La conosci bene? È una tua paziente?"

"Sì. Una donna colta ed energica. Se suo marito diventa sindaco, avremo l'equivalente di Michelle Obama e Raissa Gorbaciova sulle rive del Temo".

"Stai facendo campagna elettorale per Victor?", chiese Yemoja, e Xiuhe disse: "No, perché poi me la negheresti fino alla proclamazione dei risultati. Faccio però notare che, se vogliamo questo stabilimento di farmaci e macchine per l'arborizzazione delle placente qui a Bosa, ci conviene convincere ambo i contendenti, non solo la Lista Rossa, che sarebbe un bene per la città e per tutti. Forse è possibile convincere anche la Lista Azzurra a sostenerci".

"E se non ci riusciamo e la Lista Azzurra vince?", chiese Yemoja, e Xiuhe rispose: "L'hai detto tu stessa che Bosa non è insostituibile, anzi, altrove non saremo costretti a dissalare l'acqua di mare (perché la fornitura d'acqua potabile a Bosa è appena sufficiente, e per giunta non affidabile, perché la condotta che rifornisce la città continua a rompersi - tutti gli abitanti di Bosa che se lo potevano permettere hanno installato un'autoclave). Se il nuovo sindaco non sente ragioni, lo salutiamo".

lunedì 25 dicembre 2017

Juno.00009.003 - Yggdrasill - 003


Il colloquio con le nipoti convinse Xiuhe a convocare un consulto di famiglia per decidere che obbiettivi perseguire sfruttando il processo di arborizzazione delle placente che avevano messo a punto.

"Quello che ti hanno chiesto Edna ed Ester", disse Juno, "Mi pare ragionevole; pensi che sarà possibile modificare le placente esistenti in modo da dotarle di un utero artificiale?"

"Certo", rispose Xiuhe, "E penso che prima ancora riusciremo a produrre gli ovuli o gli spermatozoi di Edna ed Ester, permettendo loro di diventare padri o madri, a scelta".

"Bene", disse Yemoja, "Ma credo che il motivo per cui Xiuhe abbia convocato il consiglio di famiglia sia un altro. Spiegacelo".

"In sostanza", disse Xiuhe, "Dobbiamo decidere la politica dei prezzi. Se vogliamo diventare ricche, possiamo imporre un prezzo; se vogliamo diventare benefattrici dell'umanità, un altro".

Juno avvertì: "Non sappiamo ancora se queste placente arborizzate possano avere effetti nocivi sulle persone o sull'ambiente. La politica dei prezzi deve consentirci un'adeguata copertura assicurativa".

Giaele ribattè: "L'assicurazione non è la risposta. Possiamo ormai dire che danni evidenti a breve termine queste placente non ne provocano - quelli che dobbiamo temere sono gravi danni a lungo termine, che sbancherebbero tutte le assicurazioni del mondo. La risposta è un'attenta sperimentazione pluriennale prima dell'immissione in commercio".

Yemoja disse: "Alcuni condomini hanno appartamenti di diverse taglie - chi affitta o compra un appartamento grande lo paga più di quello che vale, per sussidiare l'affitto o l'acquisto degli appartamenti più piccoli".

"Capita soprattutto nei 'cohousing'", osservò Hera, che aggiunse: "Come vuoi applicare questo modello alle nostre placente?"

"Lo applicherei al contrario: supposto che una placenta individuale costi 10 mila Euro, una placenta familiare che può nutrire 12 persone la farei pagare 90 mila Euro; una placenta collettiva che può nutrire 120 persone (anche non imparentate, ma selezionate secondo regole che il titolare può stabilire), 450 mila Euro. Questo per i modelli senza utero".

"Una specie di tariffa a scalare", disse Juno, "e l'idea tua è che le placente vengano vendute anziché affittate".

"Solo per quelle collettive potrebbe aver senso l'affitto anziché la vendita", osservò Juno, "Le altre sono troppo legate ad una persona o famiglia".

"Pensi che questi prezzi coprano i costi?", chiese Giaele a Juno, ma fu Rebecca a rispondere: "Se si parte dalla placenta del titolare, sono addirittura un furto; se si parte dalle cellule staminali, li coprono appena. Bisognerà differenziare".

Hera chiese: "Sembra che nelle linee generali siamo d'accordo. Sbaglio, Xiuhe, o tu e Rebecca state progettando un grande stabilimento per queste placente?"

Xiuhe corresse: "Lo stabilimento produrrà da una parte i farmaci che permetteranno ad una placenta di arborizzarsi e trasformarsi in individuale o familiare, dall'altra ospiterà i macchinari che permetteranno di sviluppare placente individuali, familiari e collettive a partire da cellule staminali. Le placente collettive deriveranno solo dalle cellule staminali".

"Abbiamo i finanziamenti per questo?", insistè Hera, e Juno rispose: "Un consorzio di banche d'affari ci ha detto: 'Il giorno in cui avrete l'Autorizzazione all'Immissione in Commercio apriamo i cordoni della borsa'".

"Dimentichi una cosa", osservò Debora, "Occorrono tutte le licenze ed autorizzazioni per la costruzione dello stabilimento. E molto dipende dalle prossime elezioni comunali".

"Già", osservò Yemoja, "Perché delle liste in lizza, una è favorevole e l'altra contraria a questo stabilimento".

"Come mai?", chiese Xiuhe, ed Hera rispose: "I contrari vedono nelle placente arborizzate uno snaturamento dell'umanità", e Juno polemica disse: "Uno snaturamento che riduce l'impronta ambientale di ogni essere umano".

giovedì 7 dicembre 2017

Juno.00009.002 - Yggdrasill - 002


Mentre Yemoja riusciva infine a far produrre la bambagia del cotone alle placente arborizzate, Xiuhe le diede una magnifica notizia: su consiglio di Juno, aveva presentato la domanda di brevetto farmaceutico dell'arborizzazione delle placente dei neonati, della loro rigenerazione dalle cellule staminali del titolare, e della "cessione" delle medesime ad altro titolare.

Un brevetto farmaceutico dura dai 20 ai 25 anni (l'estensione si ha se l'Autorizzazione all'Immissione in Commercio viene concessa dopo oltre 5 anni dalla domanda) - questo significava che, anche a far pagare un prezzo ragionevole ("ragionevole" tenuto conto che queste placente arborizzate avrebbero consentito al titolare di vivere di rendita per tutta la vita, pagando solo la risibile IMU sui 16 mq di terreno agricolo su cui essa era piantata - il contante se lo sarebbe potuto procurare vendendo la seta od il cotone placentari da filare) il trattamento, Casa Dejana sarebbe diventata in quei 25 anni più ricca della Apple!

Mentre Yemoja (in quanto medico) e Rebecca (in quanto ingegnere) progettavano lo stabilimento per produrre tutto il necessario per l'arborizzazione, Edna ed Ester, le figlie siamesi di Hera, posero a Xiuhe quest'interrogativo:

"Noi abbiamo la Sindrome da Insensibilità Completa agli Androgeni, detta anche Sindrome di Morris, giusto?"

"Ve l'abbiamo spiegato da quand'eravate bambine", rispose Xiuhe, e le ragazze ripresero: "Ci avete detto che siamo anche sterili, vero?"

"Purtroppo sì", spiegò Xiuhe, "Il cromosoma Y che avete è stato sufficiente a trasformare le gonadi originarie in testicoli, ma poiché anche tali testicoli sono insensibili agli androgeni che essi stessi producono, essi non sono capaci di completare la spermatogenesi".

"Mah", osservò Edna, "Siete riuscite a fare delle complesse placente arborizzate con le cellule staminali dei bambini; non è che riuscite a crearci degli spermatozoi con le nostre?"

Xiuhe fu colta di sorpresa e rispose: "In teoria è possibile, e potremmo creare anche degli ovuli, da fecondare o fecondati - dovreste però procurarvi una donna disposta a portare avanti una gestazione per voi".

Ester disse: "Un utero artificiale, magari all'interno di una placenta arborizzata, non riuscite a crearlo?"

Xiuhe rispose: "Avete deciso di farci diventare ricche sfondate! Lo sapete quante donne vorrebbero delegare la gravidanza ad un altro essere?"

"Per non parlare della possibilità di salvare il feto se la madre si ammala od ha un grave incidente", osservarono le figlie siamesi di Hera.

mercoledì 29 novembre 2017

Juno.00009.001 - Yggdrasill - 001

[Inizio]

Le placente fotosintetiche erano una grande invenzione, ma nella versione umana si rivelarono assai fragili - per fortuna Yemoja e Xiuhe conservavano le cellule staminali di ognuna di esse nei refrigeratori della Banca dello Sperma Aspermer, e così fu loro possibile ripiantarle più volte finché, dopo cinque anni di tentativi, fu trovato il modo di farle maturare ed irrobustire fino a resistere e prosperare anche con il vento di maestrale che spesso flagella Bosa e la Planargia.

I debiti della famiglia Dejana erano stati tutti pagati, e Juno ed Hera erano riuscite a mettere a punto delle ricette con la linfa delle placente fotosintetiche, che veniva trattata in modo simile al latte di soia.

Originariamente, una placenta fotosintetica doveva nutrire solo il titolare ed i suoi parenti stretti, che dovevano succhiarne la linfa da dei "capezzoli" che la placenta produceva spontaneamente; ma Yemoja e Xiuhe ritennero indispensabile modificare la selettività delle placente.

Dopo mesi di tentativi, riuscirono a fare in modo che la placenta nutrisse ogni essere umano che si accostasse ad essa, disinfettando inoltre i capezzoli con potenti antisettici - per cui era ora possibile piantare codeste placente nei terreni abbandonati e lungo le coste, per nutrire le persone senza lavoro e senza casa, autoctone ed immigrate.

Non era lo scopo per cui erano nate queste placente, ma non si poteva aspettare che tutti avessero dei figli la cui placenta (conservata al momento del parto, oppure ricreata con le cellule staminali) fosse resa fotosintetica per far sparire la fame nel mondo - chi non aveva altro modo per sfamarsi andava comunque aiutato.

In compenso, Yemoja e Xiuhe riuscirono a stabilire un rapporto particolarmente intimo tra le placente ed i loro titolari: la placenta produceva dei tralci che cercavano spontaneamente l'ombelico del titolare, vi si connettevano, e riattivavano i vasi ombelicali, per inserire le sostanze nutritive direttamente nel suo circolo sanguigno.

Era un modo semplice e gradevole di nutrire il titolare, ma ci volevano dieci ore per saziarlo così; Rachele imparò presto a fare i compiti con il tralcio collegato al suo ombelico, ed a giocare con le amiche - anche se l'insorgere della pubertà la convinse a condividere la linfa della sua placenta anche con i ragazzi da cui si lasciava corteggiare.

La placenta resisteva al freddo (ma raramente a Bosa la temperatura scende sotto zero), ma Rachele rischiava ogni volta di ammalarsi, ed allora Rebecca si mise a progettare una nuova Casa Dejana: un intero isolato, a forma di chiostro di convento, con appartamenti e negozi da affittare per pagare i debiti per la costruzione, ed il cortile interno che era riservato alle placente fotosintetiche dei residenti - sotto il cortile c'era il parcheggio sotterraneo.

L'idea piacque, le banche la finanziarono, ma Yemoja chiese un paio di modifiche al progetto originale: far passare sotto le strade intorno all'isolato dei tubi simili a quelli di scolo, ma pieni di terra, per collegare la terra del cortile interno con quella dei campi vicini; e mettere delle fioriere al limite tra il porticato (di proprietà privata) ed il marciapiede (di proprietà pubblica) in cui far crescere altre placente fotosintetiche - a beneficio dei gatti e dei poveri.

Quest'ultimo dettaglio fu contestatissimo nel consiglio comunale, che temeva un'invasione di sfaccendati senza tetto, ma Yemoja argomentò che diverse altre città in Italia e nel mondo avevano deciso di piantare nei parchi pubblici alberi da frutto e non solo piante ornamentali, e questo aveva aiutato i poveri che c'erano già in città, senza attirarne altri.

Il progetto fu alla fine approvato - il vantaggio principale del nuovo palazzo era che con la sua forma riusciva a proteggere le placente dai venti e dalle temperature estreme, e Rebecca progettò pure delle tende che permettevano di nutrirsi per via transombelicale riparati dalla pioggia e dal vento, pur sedendo vicini alla propria placenta.

Queste tende non servirono solo per fare i compiti - la tenda permise a Rachele di esplorare l'intimità fisica con i ragazzi, senza essere vista, ma vicino a casa, e con la possibilità di chiedere aiuto se qualcosa non funzionava.

Poco ci mancò che Juno, Rebecca e Dina non decidessero di affittare il loro appartamento, per vivere tutto l'anno in tenda. Yemoja era riuscita anche a trovare il modo di cambiare il titolare di ogni placenta creata con cellule staminali (quella conservata dopo il parto non poteva essere "ceduta"), per cui anche Juno e Rebecca, Debora e Giovanna, riuscirono ad avere la loro placenta capace di nutrirle per via transombelicale.

Il naturismo si era tanto diffuso a Bosa, grazie agli sforzi ultradecennali di Juno, che fu possibile riempire il palazzo di inquilini, negozianti e professionisti anche se nel contratto di affitto era pretesa la "clothing optionality", ovvero era vietato protestare perché c'erano persone nude nelle parti aperte al pubblico del palazzo - andavano considerate un fatto della vita come il sole e la luna.

Ulteriore modifica genetica diede la possibilità alle placente di scaldare d'inverno e rinfrescare d'estate - per cui ora era davvero possibile concepire una vita da trascorrere in una tenda stesa tra le placente fotosintetiche dei membri della famiglia.

Rebecca tenne anche un congresso scientifico su questa possibilità, mostrando che, se da una parte diventava piuttosto complicato costruire palazzi a più piani (sarebbe stato necessario costruire dei giardini pensili, con una luce di almeno 16 metri tra un piano e l'altro, perché questa era l'altezza massima delle placente arborizzate), dall'altra diminuiva il consumo di suolo, perché i 16 metri quadrati a testa erano tutto quello di cui aveva bisogno una persona per vivere, senza bisogno di ulteriore terreno per l'agricoltura e l'allevamento - restava la necessità di costruire strade, linee di telecomunicazione e stabilimenti industriali, ma la vita diventava comunque assai più facile.

Il congresso non fu molto convincente - troppi interessi ruotavano intorno all'agricoltura ed all'industria alimentare - anche se il video di Rebecca che mostrava la sua presentazione sul maxischermo, mentre lei ed i partecipanti erano nudi e con un cordone ombelicale collegato a delle placente arborizzate (che rendevano superflua la pausa pranzo) divenne rapidamente virale.

Un'altra modifica genetica rese le placente arborizzate capaci di produrre energia elettrica (230 V 50 Hz), e per fortuna non fu necessario aumentare le dimensioni delle placente per produrre tutta questa energia.

L'ingegnera Rebecca si rese presto conto di un fenomeno che era stato scoperto dai botanici negli alberi convenzionali: le radici delle placente, intrecciandosi, consentivano lo scambio non solo di nutrimenti, ma anche di informazioni.

Quando Juno, Rebecca e Dina erano collegate alle loro placente attraverso il cordone ombelicale, ognuna era più consapevole dello stato emotivo dell'altra, e pian piano questa conoscenza empatica evolvé in telepatia.

Ulteriore modifica genetica rese le placente arborizzate capaci di ricetrasmettere nella gamma radio dei 700 MHz, consentendo loro di fungere da ripetitori della prossima generazione di cellulari (5G), nonché di comunicare tra di loro anche se le radici non erano a diretto contatto, e di interfacciarsi con gli umani attraverso i cellulari e le chiavette 5G per computer.

Era ormai possibile creare una nuova civiltà umana basata sulle placente arborizzate - specialmente dopo che Xiuhe riuscì a modificare il genoma dei bachi da seta in modo da consentir loro di nutrirsi della linfa di codeste placente (con il consenso del titolare), e Rebecca trovò il modo di dipanare il bozzolo senza interrompere la metamorfosi od uccidere la farfalla.

I tessili di questa seta facevano anche vestiti, i naturisti come le persone di Casa Dejana si limitavano a farne la tenda in cui vivere e biancheria per la casa (anche se la seta non è adatta per queste cose - ma Yemoja stava cercando di far produrre alle placente arborizzate anche la bambagia del cotone).

lunedì 27 novembre 2017

Juno.00008.007 - Hera - 007


Qualche giorno dopo, Yemoja si precipitò raggiante nella casa di Juno e Rebecca strillando: "Ce l'abbiamo fatta! La placenta fotosintetica non è più riservata ai neonati!"

"Che vuoi dire?", chiese Rebecca, e Yemoja rispose: "Io e mia moglie Xiuhe ci siamo chieste: 'E chi è nato senza che fosse possibile conservargli la placenta per renderla fotosintetica? Occorre trovare la possibilità di ricrearla a partire dalle cellule staminali!'"

"E ci siete riuscite?", chiese Juno, e Yemoja piegò le ginocchia battendo il pugno destro sul palmo sinistro per l'esultanza.

"C'è però un limite", aggiunse poi, "per il momento, ci riusciamo solo con gli impuberi. Non appena un bambino od una bambina iniziano la pubertà, questo non è più possibile. Speriamo di riuscirci in futuro anche con gli adulti".

Rebecca e Juno si guardarono pensando alla stessa cosa: Rachele, la figlia di Debora, stava per compiere dieci anni - e non è più raro avere bambine già puberi a quell'età.

"Yemoja", chiese Juno, "pensi di poter rigenerare la placenta di Rachele e renderla fotosintetica? In fretta, prima che diventi da bambina signorina?"

"Hmm ... ho visto ieri Debora e Giovanna accompagnare Rebecca in un negozio di lingérie", rispose Yemoja; Juno si mise le mani nei capelli, Rebecca la tranquillizzò dicendo: "Calma! La pubertà è un processo lungo. Prima di solito crescono i seni, poi i peli 'superflui', ed il mestruo arriva per ultimo - dopo due anni circa. Yemoja, quand'è che 'tardi' diventa 'troppo tardi'?"

"Dovrei visitare la bimba. Però, non mi spaventerei troppo. Ci sono le bambine impaurite dal loro seno che cresce, e bambine che non vedono l'ora di averlo. Mi sa che Rebecca cade nella seconda categoria, e se non perdiamo tempo, possiamo ancora dotarla di una placenta fotosintetica".

Tutte e tre [Juno, Rebecca, Yemoja] bussarono alla porta di Debora, e spiegarono a lei ed a Giovanna cosa intendevano fare. Debora scoppiò a ridere quando seppe come si era disperata Juno, e disse: "La visita era solo didattica - una donna deve saper scegliere la sua biancheria. Certo però che una visita a Rachele non le farebbe male. Come pensi di estrarre le sue cellule staminali?"

"Con un un prelievo di sangue", rispose Yemoja, "Per fortuna non ce ne vogliono molte".

"Pensate di farlo anche con le mie nipoti Lia e Dina?", chiese Debora, "Siete state gentili a pensare a mia figlia per prima, ma non c'è solo lei in famiglia".

"Certamente", rispose Juno, e Debora chiamò la figlia per dirle: "Tesoro, la zia Yemoja vorrebbe visitarti per vedere quanto ti manca per diventare una bella donnina. Quando può farlo?"

"Anche subito, se poi mi aiutate con il tema di italiano", rispose Rachele.

La visita mostrò una ragazzina in perfetta salute, ma con il seno già allo stadio Tanner 2 - con i capezzoli che cominciavano a sporgere; la visita al negozio di lingérie non era solo didattica - presto Rachele avrebbe avuto bisogno di un reggiseno.

Yemoja eseguì comunque il prelievo di sangue, sperando che le cellule staminali fossero meno mature del resto del corpo, e fosse ancora possibile crearne una placenta.

La scommessa fu vinta, e qualche mese dopo, mentre la mamma comprava finalmente il primo reggiseno a sua figlia, la placenta era pronta per essere resa fotosintetica.

Il successo dell'esperimento convinse a ripeterlo anche con Lia (che viveva a La Maddalena con la madre Giaele e sua moglie Dalia) e Dina, la figlia di Rebecca.

Fu possibile produrre più placente con il medesimo insieme di cellule staminali, il che significava che tali placente potevano nutrire non solo le bambine che ne erano titolari, ma anche i loro genitori e parenti stretti. Come disse Hera: "Ora le nostre figlie sono davvero il sostegno della nostra vecchiaia, a dispetto dei tagli alle pensioni".

[Fine]

Juno.00008.006 - Hera - 006


Debora osservò: "Yemoja, ho letto che nel candomblé (derivato brasiliano dell'Ilé Ifá, la tua religione), si seppelliscono placenta e cordone ombelicale di un bimbo sotto un albero di palma, per riconnetterlo agli antenati, ma che l'albero deve rimanere sconosciuto perché un mago non possa stregare il bambino".

Yemoja rispose: "È vero, ma chi ci crede può prendere delle contromisure magiche. Le placente trasformate sono molto selettive - nutrono solo il titolare ed i parenti più stretti. Quindi, occorre per forza sapere dov'è il proprio albero e qual è, se si vuole trarne nutrimento".

"Come viene eseguita la trasformazione?", chiese Hera, e Xiuhe rispose: "Il cordone ombelicale va tagliato prima che smetta di pulsare, e collegato ad una macchina che nutra la placenta attraverso le arterie e la vena ombelicali; compiuto il secondamento, ovvero, uscita anche la placenta dall'utero, si iniziano ad introdurre dei virus nella placenta che ne alterino il patrimonio genetico. Dopo due settimane, la placenta è in grado di vivere di fotosintesi ed essere piantata".

"Hmm ... consigliano di solito di aspettare che il cordone smetta di pulsare", disse Hera, "Perché la placenta nei suoi ultimi minuti restituisce sangue e ferro al bambino".

"Vero", rispose Xiuhe, "Ma sono cose che si possono fornire al bambino comunque - se invece aspettiamo che il cordone ombelicale smetta di pulsare, la placenta ce la troviamo morta ed inutilizzabile".

"Se questo è l'unico inconveniente", disse Hera, "Acconsento".

Gli ultimi mesi di gravidanza procedettero tranquilli, con Edna ed Ester che crescevano bene, ed alla 37^ settimana di gravidanza si procedette con il cesareo - Edna ed Ester non sarebbero riuscite ad uscire insieme per la vagina, e non si aveva quindi scelta.

Yemoja e Xiuhe, dopo aver avuto l'assenso di Hera, erano riuscite a compilare un protocollo di ricerca con tutti i crismi, a farlo approvare dal CNR, ed ad accordarsi con una clinica ostetrica di Sassari per eseguire il parto e la trasformazione della placenta.

L'intervento procedette bene (con anestesia epidurale), ma l'essere Edna ed Ester gemelle siamesi obbligava Hera a nutrirle insieme stando in posizione semisdraiata - e con un sostegno per evitare che premessero sull'addome ancora dolente per l'operazione.

Ma dopo due settimane fu possibile anche a lei assistere al trapianto della placenta trasformata delle due figlie nel campo nudista, accanto a quelle dei mici - secondo Yemoja e Xiuhe, la placenta era in perfette condizioni, ed entro due anni avrebbe potuto nutrire Edna ed Ester al posto della madre Hera.

Juno.00008.005 - Hera - 005


Dopo quest'episodio di "due diligence = attenta verifica", in cui il medico (od i revisori dei conti) avevano vuotato il sacco su quello che non andava bene nella gravidanza (o nel bilancio di un'azienda), tutto procedette bene: i successivi controlli evidenziarono buona salute di madre e figlie, ed Hera riuscì a stabilire una buona amicizia con Rebecca, che le consentì di intrattenersi di tanto in tanto con Juno.

Anche Rebecca avrebbe voluto approfittarne (ed anche Yemoja e Xiuhe non videro in Hera solo una paziente), ma Hera non voleva avere a che fare con genitali femminili diversi dai propri, per cui il rapporto con le donne diverse da Juno fu molto amichevole e cameratesco, ma niente di più.

Un giorno però Yemoja e Xiuhe convocarono un consiglio di famiglia (anche Giaele, che si era definitivamente stabilita a La Maddalena, fu invitata) per presentare un loro progetto scientifico, detto in codice "Yggdrasill".

"Yggdrasill è il frassino cosmico invisibile che unisce i nove mondi dell'universo secondo la mitologia norrena", disse Debora, e Yemoja aggiunse: "Una funzione simile ha l'albero di palma nella mitologia Yoruba. Ma abbiamo imparato che i nomi nordici hanno più successo di quelli africani".

"Tamar", osservò Juno, "che in ebraico vuol dire 'palma', sarebbe stato un bel nome", ma Yemoja la fulminò con lo sguardo, prima di riprendere a parlare.

"Se l'albero ha le radici", disse Yemoja, "il feto che ha?"

"La placenta", rispose Hera, "che volete farne?"

"Dotarla di proprietà fotosintetiche in modo che diventi un vero albero capace di nutrire per la vita il suo titolare".

Tutte aprirono la bocca per lo stupore; Hera chiese: "Non è che il titolare fa la fine del dio Odino, che per acquisire la dote della divinazione si appese, trafitto con una lancia, per nove giorni alle fronde di Yggdrasill?"

"Non è previsto", rispose Xiuhe, "ma se accadesse ne saremmo contente".

Più seriamente rispose Yemoja: "L'albero diverrebbe la fonte di sostentamento principale del suo titolare, che dovrebbe solo succhiarne la linfa attraverso una specie di capezzolo".

"E con i gemelli monovulari o siamesi come le mie figlie, che hanno una placenta sola, che si fa?", chiese Hera, e Yemoja rispose: "Siamo convinte di riuscire a far sviluppare due o più capezzoli in casi come questo. Ma noi trasformiamo solo le placente, non i neonati. Se la trasformazione fallisce, mangiano esattamente come tutti gli altri".

"Avete fatto già esperimenti sugli animali?", chiese Juno, "non sembra un esperimento crudele, visto che la placenta verrebbe comunque ingerita o distrutta dopo il parto".

"Con i gatti funziona benissimo", rispose Xiuhe, ed Hera commentò: "Mi state dicendo che quei 'bonsai' che avete piantato lungo il confine tra il campo nudista e la strada sono placente di gatto trasformate? E per questo il campo nudista/ristorante ha più mici di un centro di pet therapy?"

"Brava", disse Yemoja, e Xiuhe aggiunse: "Finora l'esperimento riesce solo con le placente di micia - sembra ci sia un fattore inibitore codificato nel cromosoma Y. Crediamo di averlo individuato e neutralizzato, e la placenta delle tue figlie, che come loro ha cariotipo 46,XY, sarebbe l'occasione per provare anche questo particolare, non solo se anche le placente umane possono essere trasformate".

"Scusate, scusate, scusate", disse Juno, "Non sarebbe più comodo provare la trasformazione di una placenta umana partendo da un caso più semplice, anziché dal complicato caso di Edna ed Ester?"

"Prova a chiedere delle puerpere se possiamo avere le loro placente per questo scopo, e dimmi quante accettano", rispose Yemoja, e Xiuhe aggiunse: "Per non parlare dei casini che ci pianterebbero i comitati etici di ogni ordine e grado".

"La famosa Dichiarazione di Helsinki del 1964 sulle ricerche mediche sugli esseri umani", commentò Juno, "impone questo".

"Vuoi che redigiamo un protocollo di ricerca ai sensi di quella dichiarazione?", chiese Yemoja, "Ve lo portiamo domattina".

Hera intervenne: "Juno, sono io la diretta interessata", e Juno fece un gesto con la mano per dire: "Scusate l'intromissione".

Hera riprese: "L'idea mi piace, però vorrei vedere appunto il protocollo di ricerca, e guardare da vicino i famosi 'bonsai', per capire che cosa possono aspettarsi le mie figlie".

"Ma anche subito!", rispose Yemoja, ed invitò tutte a salire in macchina ed a recarsi al campo nudista.

Lì videro appunto i 'bonsai' ed i gatti che ne succhiavano la linfa, e poi si sdraiavano beati sulle loro radici.

"Questi 'bonsai' possono riprodursi?", chiese Juno e Yemoja scosse la testa dicendo poi: "Non hanno organi riproduttivi. Stiamo verificando la possibilità di 'rigenerazione', ovvero se staccandone un ramo, trattandolo in laboratorio e poi piantandolo nasce un altro 'bonsai'. Sarebbe opportuno per garantire il perenne sostentamento al titolare".

"E magari la placenta delle mie figlie vi darebbe la possibilità di provare anche questo", osservò Hera, mentre Rebecca misurava la superficie occupata dalle placente trasformate in radici, fece il rapporto tra superficie e peso corporeo dei mici, ed alla fine concluse: "Un micio di cinque chili ha bisogno di un 'bonsai' alto 50 cm, e con radici e corona che occupano un metro quadro di superficie. Se lo stesso rapporto vale per gli umani, il classico adulto di 80 kg ha bisogno di 16 metri quadri di superficie, cioè di un quadrato di 4 metri di lato - quanto sarà alto il suo 'albero' non lo posso sapere. Una 'piantagione' da un ettaro potrebbe mantenere 625 persone (diecimila metri quadri diviso 16); cento ettari fanno un kilometro quadro, e quindi una 'foresta' potrebbe mantenere 62.500 persone per kilometro quadro".

"La Sardegna ha 24.090 Kmq", osservò Juno, che aggiunse, dopo aver fatto i calcoli col telefonino: "Se fossero tutti trasformabili in 'foresta', l'isola potrebbe mantenere 1 miliardo 525 milioni 625 mila persone".

"Addio fame nel mondo", disse Debora, "Chiudiamo il ristorante e concentriamoci sulla gioielleria di famiglia".